Recensioni - Testo di Azzurra Immediato

Estratto dal catalogo "Ferruccio Tessarollo, Unconventional Textures", edito in occasione del 'Arte a Palazzo - Secondo Premio Internazionale di Pittura, Scultura e Fotografia", Galleria Farini Concept, Bologna 2016. 

TRAME OFFESE / UNCONVENTIONAL TEXTURE 
"Le mie opere nascono dalla sinergia di fuoco, acqua e terra". È da tale sinergia, da una simile ed inusitata commistione che prendono forma quelle che ho definito "Unconventional Texture", riprendendo il termine "trame-texture" che l'artista veneto, Ferruccio Tessarollo, utilizza per denominare le proprie pittosculture. L'anticonvenzionalità risiede, in particolar modo, nelle qualità tecniche e materiali attraverso cui Tessarollo giunge alla creazione delle proprie opere. La sinergia si attua non solo attraverso i tre elementi naturali, ma anche con l'ausilio di un materiale utilizzato in edilizia, il polistirene estruso, una resina termo-plastica facilmente atta al modellamento e dalle buone proprietà meccaniche. 
Riprendendo Wittgenstein, secondo le teorizzazioni successive di Weitz, in linea di massima, si potrebbe attribuire ad un oggetto valore di opera d'arte quando esso è un artefatto, prodotto da un essere umano, possedente una forma significante. Tuttavia, negli anni Ottanta è Arthur C. Danto a fornire una visione più ampia di ciò, non contraddicendo i precedenti studi, ma — in concomitanza con il dilagare della Pop Art — ampliando questi concetti secondo l'idea che l'infinita eterogeneità dell'arte, e della creatività in essa insita, portino, giocoforza, a non far più coincidere le proprietà di un'opera con le proprietà di un oggetto, di un testo o di una figura in cui l'opera è incorporata e con cui v'è coincidenza materiale. Ciò sta a significare che, nel caso del lavoro di Ferruccio Tessarollo, quanto Egli crea, travalica le sovrastrutture legate all'uso di materie e oggetti tradizionalmente lontani dall'universo dell'arte. Una resina che è solitamente utilizzata come isolante termico o anche in altri contesti, spesso facenti riferimento all'edilizia, si è tradotta, per l'artista di Tezze sul Brenta (VI) in un medium per trasporre una personale visione, per traslare una intuizione creativa altrimenti, forse, non così viva. 
Ciò che Tessarollo plasma è all'atto maieutico, un indeterminato missaggio di cui, tuttavia, egli non controlla totalmente gli effetti e le conseguenze compositive, se mi si lascia passare il termine accademico. La predominanza di tale peculiarità, fa sì che quanto è considerabile informale e astratto prenda una direzione ancora più irta e difficilmente delineabile. Le trame-texture, infatti, si sono autodeterminate come logo e marchio di fabbrica dell'artista veneto, tanto che, secondo diverse fenomenologie Egli lavora la materia dandone nuova oggettività. 
La resina espansa non è più tale, essa si trasforma in qualcosa che mediante rigonfiamenti, estroflessioni, fori, bruciature e pigmentazio-ni, dà sostanza ad un processo creativo di matrice concettuale. Il connubio tra azione e materia, tra elementi naturali, come l'acqua e il fuoco e l'intervento umano, genera una diarchia che muove l'energia cosmogonica tra contaminazione e stratificazione. 
Molte delle opere qui presentate, afferenti alla produzione del 2015 e del 2016, sono titolate Texture e seguono poi una numerazione crescente (di cui qui sono riportati solo alcuni esempi); alcuni lavori, come quelli che hanno permesso a Tessarollo la vittoria del Premio Galleria Farini, aggiungono un dato semiologico alla titolazione, una sorta di appiglio tra l'oggetto artistico ed il suo significato nel mondo reale. 

... LA BRILLANTEZZA DEI COLORI FA DA CONTRALTARE ALLA INTRICATA TEXTURE MATERICA. 
In questo universo del vero, Tessarollo giunge con inquiete estroflessioni della materia, che non si accontentano del supporto, ma deborda-no, paiono muoversi in maniera plastica e vitale nel limbo di spazio che unisce il luogo dell'artifizio bidimensionale alla tridimensio-nalità del mondo tangibile. Osservando le opere si noterà come da Texture01 sino a Texture36, esse propongono una continua giustapposizione della materia, determi-nando figurazioni che non afferiscono ad alcuna forma prefissata, ma si attengono ad un certo paradigma geometrico, per poi svilupparsi secondo quello che è immaginabile come un horror vacui assemblante; il fruitore potrà, in tal modo imparare a confrontarsi con un'ampia parte della parabola produttiva e di ricerca di Ferruccio. Quelle che lui chiama trame-texture sono, invero, delle tessiture materiche in grado di determi-nare elementi dalla doppia valenza: se ad un livello primario ciò che offre ancoraggio è una sorta di netta definizione, sostanzialmen-te ideale, successivamente, ciò che prende forma è, tuttavia, una instabile occorrenza; l'imitazione della realtà è soggiogata da una duplicazione che ha una propria e determinata identità. Ad essa si somma, insieme con la forma, anche la forza del colore che, di volta in volta Tessarollo ha scelto per i suoi lavori. Molto spesso, ed è il caso di Texture33 Retina, Texture 15 Riflessioni, Texture39 e Texture36, le nuoces scelte dall'artista appartengono alla gamma di colori traslucidi, metallizzati, in grado di creare baluginii splendenti e preziosi. Ci si chiede, pertanto, se è, in tal caso, a splende-re l'opera d'arte medesima o se questa sorta di incandescenza determini una sorta di soggetto peculiare atto alla definizione di og-getto d'arte, come metafora di luminosità non appartenente ad una comune resina edile. 
È in questo caso che la forma non deve fuorviare lo spettatore. La preziosità, che pur sembra giungere al nostro occhio dalla splendente superficie, non deve essere annessa all'atto speculativo ed interpretativo. Ciò su cui deve soffermarsi il pubblico è la trama, quella tessitura che l'artista "ricama" attraverso un'intricata lavorazione della resina; non v'è riconoscibilità tra le superfici delle Texture e il mondo sensibile, ciò che Tessarollo crea resta nel mondo delle idee, cha attrae pur in assenza di forme e caratteri realistiche. Si mette in moto, così una sorta di ipotassi tra i concetti di significato e significante, entro cui muoversi nel momento interpretativo. Tuttavia, l'artista tenta, in qualche occasione, di stabilizzare i livelli di lettura delle proprie opere, determinandone una titolazione un po' più ampia e affidando ad un appiglio ontologico il legame con i fruitori. Semiotica e speculazione eziologica prendono posto accanto alla materia, alla tecnica e alla volontà di tradurre in arte qualcosa che intenzionalmente non lo sarebbe. 
La quaestio delle titolazioni, peraltro, è affrontata da Tessarollo in maniera peculiare dato che essa ne pone i termini in un anfratto piuttosto irregolare del pensiero: a ben osservare opere che riportano un titolo essenzialmente chiaro, nell'osservazione della Texture relativa, il pubblico troverà non poche difficoltà a riconoscervi il soggetto del titolo. Celamento e svelamento sono i due punti entro cui l'aspetto semiotico si pone, tali, tuttavia, da aprire ad un più ampio e profondo ricercare. 
Se nelle opere del 2015, in special modo, l'analisi posta in essere da Ferruccio Tessarollo offre quella che avevo già definito come "una sorta di conquista della conoscenza, in veste di impresa umana e carica di tensioni emotive" al contempo "l'intrico di materia che crea, giunge a determinare un "codex" segnico e gestuale di inquiete volute colorate che rimandano a forme di natura, pur nel loro astrattismo, ma che seguono determinate volontà di riuso che paiono filiazione del concetto di Lavoisier secondo il quale "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Pars costruens e pars destruens occupano la scena che è la stessa in cui sosta la materia delle Textures, laddove legami e scomposizioni danno corpo alle opere, in una successione continua e figurata di radicamento e allonta-namento. Libertà e assoggettamento paiono dar corpo alla trasfigurazione di un'idea, di un sentire che è parte della trasformazio-ne stessa. Ciò che porta a concretizzazio-ne, è, in Tessarollo, una commistione ostina-to di libertà creativa e inconsce suggestioni. Nessun veto, nessun limite che possa nascondersi nelle trame del polistirene. Quella che, nell'atto maieutico è, essen-zialmente, una performance non voluta ma dovuta dal tipo di lavorazione prescelta, si ricongiunge, invero, con un'esperienza esistenziale, che trova nel gioco dei vuoti e dei pieni, delle luci e delle ombre, dei colori e dei toni scelti, sinergie che giungono dal profondo ispiratore. Ciò che Tessarollo modella, fonde, brucia, dà corpo ad una incantevole ibridazione, una fantasmagoria astratta che rivela il gesto, l'atto segnico per antonomasia, l'invisibile attraverso il visibile. 
Resta, d'ora in avanti, la curiosità nello scoprire sin dove si spingerà Tessarollo, con la sua incontenibile determinazione nel dar corpo, e volto, all'inusuale e al non convenzionale.